Abbiamo scartato Mastella.
Il continuo cambio di ritmo e di linea, con quella diuturna tensione ad appigliarsi ad una sola unanimistica nota, ebbene, mal si addicevano alla sua monocorde vocalità verace e vorace da maestro di cerimonia (matrimoni, con ricco buffet e omaggi in danaro alla sposa).
Abbiamo tenuto a distanza Bertinotti.
Quella voce suadente, la cadenza vagamente esotica, ma a tutt’oggi incapace di arrotare le contraddizioni disarmoniche senza esagerare nell’assolo, ecco, non riuscivano a stemperarsi nella coralità dell’azione.
Abbiamo bandito PecoraroScanio.
Quel look da boy band e quell’attitude da boy friend uso a far colpo solo su vecchie suffragette, il suo machismo ambiguo, il suo impegno fasullo.
Abbiamo evitato Boselli.
Crooner sfigato da salotto decaduto, inutilmente avvitato nell’attesa di un revival che non tornerà (ciao nani, ciao ballerine).
Abbiamo glissato su Rizzo e Diliberto,
Sui cochierenato delle case del popolo, dalle balere ormai vuote, dalle pedane sempre più tristi, e loro tutto un gorgheggio in falsetto, giusto funzionale ai pochi passaggi nel tiggí, mai un messaggio orecchiato dalle masse.
E abbiamo inglobato DiPietro, come neanche PeterGabriel coi Tenores di Bitti.
E i radicali come RobertoDeSimone e la Gatta Cenerentola.
E messo più giovani che allo Zecchino d’Oro.
E industriali e operai come in un musical tratto da Brecht e orchestrato da Trovajoli
Abbiamo salmodiato con la Binetti e improvvisato con Jovanotti, girato l’Italia in pullman come JacksonBrowne e lanciato il culto della Ragazza Morta.
Abbiamo indignato i Village People e fatto proseliti al dopolavoro della Siae
Abbiamo portato la nostra voce giovane ma anche matura, entusiasta ma anche disincantata.
Ammettiamo che in questo grande i-PD ideologico è il gradimento popolare a stilare la playlist. E che se dobbiamo sacrificarci per un Luttazzi, che sia Lelio.
Per questo non chiediamo la riscrittura delle regole.
Non pretendiamo la soluzione dei conflitti di interesse.
Non inseguiamo il riequilbrio delle cariche istituzionali.
Ma, Silvio, cazzo, cinque anni sono tanti.
Ci appalteresti il Festivalbar ?
è il dopolavoro siae che ci ha fregato…
Commento di l'oste walter — Aprile 16, 2008 @ 6:22 am