E’ chiaro, compagni, che le contraddizioni del sistema
(per quanto apparentemente risolte nel beffardo esito dell’urna)
sono prossime alla definitiva maturazione.
L’apocalittica crisi del subpremier è sotto gli occhi di tutti:
programmi elettorali di dubbio rating
insalsicciati in cartolarizzazioni elettorali di dubbia natura
(e non ce la si venga a menare con l’eccesso di coloranti del nostro arcobaleno)
sono sul punto di palesare la loro indigeribilità democratica.
Il default della rappresentatività borghese
vanamente camuffata da opzioni “call my friend” e “put tan’e’soreta”
già affiora nella parlamentosità dell’arranger.
Loro festeggiano un nuovo ‘48,
mentre li attende un nuovo ‘29,
e noi qui ad attendere il 4barrato.
Ma, compagni, è questione di tempo.
Di perseveranza e di pazienza.
Loro la festeggeranno come assenza
ma noi ci saremo
al solito
immanenti ma mai imminenti
Perchè noi siamo,
antropologicamente e culturalmente,
i meglio attrezzati.
Abbiamo mai fallito un piano quinquennale?