radollovich

Aprile 18, 2008

CGDCP

Archiviato in: Uncategorized — radollovich @ 5:05 pm

 

 

Come Giustamente Diceva il Compagno Petunio,

è ora di mettere in discussione la nostra pretesa superiorità antropologica,

per tacere della nostra pretenziosa eccezionalità topologica.

“Veniamo da Lontano” (bravi! siete stanchi?).

“Andiamo Lontano” (bravissimi! ‘n riposino?)

“ ‘Ndo stamo?” (ah, ecco er busillis…)

 

E’ ora di un nuovo Discorso della Montagna.

Ma rivolto a Voi, lassù sulla Montagna (fischia il vento, ancora….)

che Vi credete maggioranza (e Vi trastullate col sermone che elenca le beatitudini)

mentre la massa, dal basso, Vi sfugge,

e Vi porta, con tutta la montagna, da Maomediasetto.

 

E’ ora di affrontare il Bel Paese Reale, miei decadenti centellinatori di Camembert,

di capire che lo Strapaese Reale anima le pagine culturali di Libero (con lo spirito di Goebbels che ancora mette mano al Pistola),

di ammettere che Paese Sera è il trapassato remoto anteriore (chè a lenire il posteriore non bastano i sapidi fescennini che Vi arrivano).

 

Per voi Putin è come Petain, per la ggente – quella che non lepideggia sul “bagaglino culturale delle masse” – Putin va a puttàn. E fa bene.

 

La grandezza di questo neoperonismo, sta proprio nel ritorno alla pulsione elementare:

vabbene la Festa,

ancor meglio Farina,

ma, sopra di tutto, la Sorca.

 

Loro non ragionano per allusioni (un ministro che…, una ministra che…, un omissis qui, un transeat lì).

La ggente sa. E approva.

Quale Paese è più normale di quello in cui un dentista ortodonzista raddrizza l’arcata costituzionale con un porcellum?

Quale martire non è stato prima un rompicoglioni? (dov’è l’incidente lessicale, eh?)

Quale famiglia fondata sul matrimonio non basa i suoi equilibri sulla moglie a casa, la soubrette alla tele, la puttana o il travesta sul marciapiede? Fare ministro l’uno o l’altro, o l’altro/a ancora: cosa cambia? e vogliamo magari biasimare il sincretismo dei più vocati a giostrarsi nei ruoli?

 

A chi frega, diciamolo con onestà, delle magagne della MalaCafregna o delle mattane del Tramonti?

E abbandoniamo, quindi, il giustizialismo di Bonifazi, abbracciamo aderenzialmente il desemplificato Santenocito. Sia la nostra lingua affilata il cilicio dell’autodafè, la giarrettiera dell’autocritica autoreggente.

 

Usciamo dall’universo parallelo di Perky Pat, caliamoci nella goliardica anarchia di Porky’s.

Usciamo dalla torre d’avorio, lottizziamola, affittiamola in nero.

Riordiniamo i nostri scaffali, diamo un ordine cromatico e simbolico ai nostri libri e ai nostri vinili (disposti con artata sciatteria a simulare passione), riconosciamo in loro il vero unico senso di fondale scenico del tinello buono.

 

Scendiamo dalla montagna, proviamo a fare quello che la gente riconosce davvero come carismatico: camminare sulle acque, segare in due la valletta, accavallavaccarsi la roscia del reality, una televendita della Eminflex.

 

Insomma, scavalchiamo Berlusconi per piombargli alle spalle (poi vediamo chi manda a chi gli sfottò col lubrificante).

 

 

Ma soprattutto,

usciamo dalla torre d’avorio.

E facciamolo in fretta.

 

Che fai, ti butti ?

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